Quello di oggi è il mio personale racconto di una giornata in alta quota, il racconto della mia salita al Monte Cevedale. Un monte di confine, collocato esattamente tra la Lombardia – la regione dove io e Silvia abitiamo – e il Trentino Alto Adige, la regione delle nostre vacanze e delle nostre emozioni.

Devo ammettere che non sono mai stato fermo quest’anno, ma dopo numerose escursioni sia, in inverno che in primavera, forse è arrivato il momento di alzare un po’ l’asticella e salire ancora più in alto. Ed ecco che arriva la proposta: trascorrere un weekend in montagna e tentare la cima del Monte Cevedale. Rispondo subito d’impulso: sì, ci sono!

ghiacciaio monte Cevedale

Uno zaino carico di…

Il giorno prescelto si avvicina e durante la settimana che precede questa avventura continuo a pensare a cosa portare: cosa dovrò mettere nello zaino? Come sarà inoltre la salita? Sarò pronto fisicamente e, soprattutto, mentalmente? Quando si cammina in quota, a mete superiori ai 3.000 metri, il fisico non è abituato e può accusare molta stanchezza, soprattutto se non si è riposati e se non si ha lo spirito giusto.

La sera prima della partenza decido finalmente di preparare lo zaino e lo rifaccio per tre volte per farci stare tutto.  Sabato è il giorno della partenza. Mi trovo con un gruppo di nuovi amici e partiamo in direzione di Santa Caterina Valfurva (SO), paese del noto alpinista Marco Confortola, l’uomo degli 8.000, che sia io che Silvia abbiamo avuto il piacere di conoscere. Attualmente è impegnato in una nuova spedizione, seguitelo sul suo profilo Instagram.

L’arrivo in Valtellina

Arriviamo in Valtellina e il tempo purtroppo è pessimo. Per la prima parte del pomeriggio insisterà un bell’acquazzone, a tratti addirittura mista neve. Incredibile ma vero, perché siamo proprio a inizio d’estate. Facciamo tappa allora al Rifugio Forni e ne approfittiamo per parlare un po’ tra di noi e conoscerci meglio. Il pensiero di come sarà la salita di domani è nella testa di tutti, ed è bello sentire che, in fondo, condividiamo lo stesso pensiero.

A questo punto è meglio occupare il tempo facendo un ripasso delle varie attrezzature che andremo ad utilizzare. Il percorso, infatti, essendo quasi esclusivamente su ghiacciaio, prevede l’utilizzo di corde, imbraghi, piccozza e ramponi.

Finalmente verso le 16:00 smette di piovere e ci incamminiamo verso il Rifugio Pizzini, situato in fondo alla Valle dei Forni. È qui che passeremo la notte o meglio… giusto qualche ora di sonno. Mentre saliamo a questo rifugio, ho dentro me diverse sensazioni. D’altronde, dopo un’intensa giornata trascorsa in montagna, siamo sempre tutti abituati a rientrare a casa la sera, ma stasera non sarà così.

Rifugio Pizzini Monte Cevedale

La luce del tramonto nella Valle dei Forni

Dopo circa un’ora e mezza di cammino eccoci arrivati al nostro rifugio, ci sistemiamo nella camerata e scendiamo per la cena, la fame si fa sentire. Dopo cena, esco dal rifugio e ne approfitto per immortalare, con la mia reflex, la luce del tramonto sul Gran Zebrù: la montagna “simbolo” di questa valle. Che dite, ce la farò un giorno ad affrontare anche lui?

tramonto su Punta San Matteo

La notte prima del Monte Cevedale

Mi sento un po’ lontano da casa nel momento in cui costatiamo che i nostri telefoni sono senza ricezione e connessione.  Siamo solo noi stessi, con la voglia di vivere un’avventura sulle montagne che tanto amiamo. Anche questo ci rende umani, con le nostre chiacchiere ma anche le nostre piccole paure per quello che dovremo affrontare domani. Nel mentre fuori si è fatto buio e anche le nebbie sono calate. Ora avvolgono completamente il paesaggio attorno al rifugio.

In serata ci riuniamo ancora tra di noi per fare il punto della situazione. Nel pomeriggio ha nevicato in quota, sono scesi ben trenta centimetri. La vetta al momento non è assicurata. Facciamo allora rientro nella nostra camerata, ci sistemiamo per la notte e proviamo a chiudere gli occhi. La sveglia è puntata alle ore 3:30. A quell’ora dovremo essere pronti e carichi di adrenalina.

Le luci dell’alba

Dopo una sveglia abbastanza traumatica, ci alziamo e ci prepariamo molto rapidamente. Un piccolo boccone e via. Accendiamo le frontali e ci incamminiamo verso il Rifugio Casati Guasti, che si trova alla base del ghiacciaio del Monte Cevedale.

Ad un certo punto siamo folgorati da una splendida luce che illumina la cima del Gran Zebrù. Un nuovo sole sta sorgendo e lo spettacolo è impagabile.

luci alba Gran Zebrù

luci Valle dei Forni

La cordata dal Rifugio Casati Guasti

In poco più di un’ora, raggiungiamo il rifugio. È giunto il momento di imbragarci e indossare i ramponi. Ci leghiamo tra di noi, in questo modo dovrò mantenere lo stesso passo dei miei compagni e tenere la corda più tesa possibile. Il nostro capocordata (che è la persona più esperta) si posizionerà sempre in testa nei tratti in piano e in salita, in coda nei tratti in discesa, al fine di trattenere eventuali cadute di tutti i membri della cordata. Dopo aver fatto un altro piccolo spuntino, finalmente ci incamminiamo lungo il ghiacciaio.

cordate dal Rifugio Casati Guasti per Monte Cevedale

ghiacciaio Monte Cevedale

Alla conquista della cima del Monte Cevedale

Fortunatamente qualcuno è partito prima di noi: un gruppo di marchigiani ha tracciato l’intero percorso fino alla cima. La neve è ottima, la traccia è ben evidente, non potevamo chiedere di meglio!

Il primo tratto non è faticoso, alterna tratti in piano a piccoli sali e scendi. Superato il primo valico, appare finalmente davanti a noi la vetta del Monte Cevedale. Il cielo è blu, il sole è già abbastanza caldo per essere solo le 8 del mattino. Dopo l’alba, ecco il grande spettacolo che ci attendeva in questa giornata: il ghiacciaio del Cevedale è uno spettacolo puro.

C’è tanta gente davanti a noi, non ci resta altro che continuare a camminare. Procediamo a buon ritmo, passo dopo passo, nonostante la quota inizi a farsi sentire. Ora ci aspetta un tratto molto ripido, dove dovremo prestare molta attenzione, soprattutto alle persone che scenderanno e che incontreremo sul nostro cammino.

traccia vetta Monte Cevedale

alpinisti pendio Cevedale

Superato il tratto ripido, ci ritroviamo sulla cresta finale. Da qui in poi non ci restano che gli ultimi metri per arrivare alla croce della vetta del Cevedale. Attorno a noi una miriade di montagne innevate. L’emozione è tanta, ormai ci siamo. Siamo in vetta!

Vetta del monte Cevedale raggiunta!

Una grande montagna di ghiaccio, che unisce tre valli e tre province che in questo punto sono incredibilmente così vicine tra loro: la Val Martello (Alto Adige), la Val di Pejo (Trentino) e la Valfurva (Sondrio, Lombardia). Il monte Cevedale è il vero fulcro del gruppo Ortles-Cevedale.

La temperatura è sotto lo zero, ma il sole riesce a regalarci un po’ di tepore. Siamo tutti felicissimi di essere qui. Ci godiamo il paesaggio e restiamo in vetta non più di dieci minuti, perché il freddo pungente inizia a farsi sentire sul serio. Non possiamo dimenticarci che le condizioni in montagna possono cambiare da un momento all’altro.

vetta Monte Cevedale

La discesa dal Monte Cevedale

Dopo aver scattato le foto di rito, ci prepariamo alla discesa. Sento il freddo nelle ossa ma respiro così bene, tanto che vorrei rimanere ancora qui. S’invertono i ruoli: ora sono io il primo della cordata e dovrò prestare attenzione e rimanere concentrato. Per sdrammatizzare un po’, ci mettiamo a chiacchierare. Nei tratti ripidi in discesa riduciamo drasticamente la lunghezza della corda e siamo più vicini tra noi.

spettacolo Monte Cevedale

ghiacciaio dall'alto Monte Cevedale

Quella che abbiamo affrontato per arrivare in vetta al Monte Cevedale, a quota 3.769 metri, è stata la Via normale. Dal Rifugio Pizzini ci sono volute quasi quattro ore. Superato il tratto ripido in discesa, affrontiamo l’ultima parte del percorso che ci riporta al Rifugio Casati Guasti.

ritorno Rifugio Casati Guasti da Monte Cevedale

Il Gruppo Ortles-Cevedale in Alto Adige

La nostra estate a tutta montagna è appena iniziata, tante altre avventure attendono me e Silvia. Continuate a seguire Emozione Südtirol anche sui Social!

Andrea

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