In vacanza nella splendida Alta Badia, con la pioggerella sempre in agguato. Questo potrebbe essere il sottotitolo di questo articolo. Come descrivervi meglio una giornata d’estate tra le Dolomiti, con il tempo molto, molto incerto? Una giornata caratterizzata è da un cielo colore indefinito. Abbiamo una sola certezza però: le previsioni in questo periodo sono molto incostanti e il tempo è pazzerello. Perciò può essere che in quota il tempo sia diverso. E allora non possiamo certo rimanere sotto il bel piumone caldo! C’è un rifugio qui vicino, dal nome decisamente simpatico. Quel rifugio si chiama Rifugio al Pisciadù, nel Gruppo del Sella. Basta paranoie, decido di combattere il grigiore fuori indossando una maglietta colore rosso acceso.

Preparazione salita al rifugio con nebbia

Dal Passo Gardena al Pisciadù, sul sentiero n°… 666

Siamo in vacanza a Colfosco e con l’auto risaliamo in pochi minuti il paese verso il Passo Gardena, in un paesaggio sempre più “mistico”. Ah, che bello scoprire che dovremo percorrere un sentiero del tutto sconosciuto, di cui abbiamo poche informazioni. Un sentiero il cui numero è 666. Aiuto! Dove stiamo andando, a trovare il diavolo delle Dolomiti?!

Non piove per fortuna, meglio allora partire subito, alla scoperta di questa montagna avvolta dal mistero. Il fatto che ci siano delle nebbie basse la rendono già suggestiva. Noi ci siamo muniti di tutto: k-way, guanti e bastoncini da trekking. Il sentiero parte comunque tranquillo: non troppo in salita, si snoda in mezzo a tante rocce chiare per circa venti minuti.

Quando meno ce lo aspettiamo, ecco che si scende di qualche metro, per poi trovarci a camminare su grossi sassi. Siamo già entrati in un altro paesaggio, oserei dire “duro”, che può scoraggiare chiunque. La natura è anche questa e noi non abbiamo proprio voglia di tornare indietro.  Tra le fitte nebbie spunta un cartello con l’indicazione per il Rifugio al Pisciadù. Ed è il suo nome a farci ritrovare il sorriso e la fiducia. Da qui in poi, inizia una bella salita sempre ben tracciata.

segnavia Alta Via Dolomiti e Pisciadù

A Rifugio al Pisciadù, per un paesaggio lunare

Alziamo lo sguardo per capire da che parte andremo, ma l’unica cosa che notiamo sono dei paletti conficcati nelle rocce con i colori bianco e rosso. Ce ne sono tantissimi e non ci resta che seguirli fedelmente. Alziamo di nuovo lo sguardo e lo riabbassiamo immediatamente, non è per niente facile capire come si snoda il percorso. Colpa della nebbia, perché il sentiero sale di continuo su una semplice serpentina. Speriamo in un’apertura del cielo sopra di noi e nel mentre ci voltiamo e notiamo che non siamo soli: la cosa ci rincuora e non poco. Parecchie persone sono già sul sentiero, sentiamo le loro voci in lontananza.

E quando penso che mi sto abituando a camminare su queste rocce dolomitiche bellissime, a circa un’ora dalla nostra partenza, ecco un primo piccolo ostacolo: un breve tratto è attrezzato su roccia, ma niente di troppo difficile. Basta vedere dove mettere bene i piedi… e le mani. Mi sento tranquilla, possiamo proseguire fino alla nostra meta.

sentiero per il Rifugio al Pisciadù

Il sentiero attrezzato su roccia del Rifugio al Pisciadù

La mia serenità dura poco e avverto un po’ di paura. Proprio ora che avevo acquisito sicurezza in me, c’è un’altra vera sfida da affrontare. Incontriamo un gruppo di persone ferme per una sosta. Houston, abbiamo un problema. Realizziamo in un attimo che da qui in poi ci sarà il vero divertimento di questa giornata. Ah Pisciadù! Quanta pazienza ci vuole per raggiungerti?

Riponiamo le bacchette nello zaino, indossiamo i nostri guanti semplici e con molta calma e sangue freddo affrontiamo una salita tutta su roccia. Il sentiero è totalmente attrezzato e per me è la prima volta che affronto un percorso del genere. I signori che sono appena scesi ci dicono che in circa 40 minuti questa salita ci porterà alla base del pianoro dove sorge il rifugio al Pisciadù. E che per noi sarà un gioco da ragazzi. Voglio credergli, se ce l’hanno fatta loro, posso farcela anche io. Sì, io che soffro di vertigini e le pareti di roccia mi fanno soggezione. Questa montagna mi fa tanta soggezione.

sentiero attrezzato per il Rifugio al Pisciadù

Un po’ di coraggio sul sentiero attrezzato

Un sentiero come questo prevede corde fisse che facilitano la salita sulla roccia. Ci sono pioli e gradini di ferro conficcati nella roccia che anch’essi aiutano nella salita, sembra di affrontare una lunga scala di gradoni, dove i punti d’appoggio – fortunatamente – non mancano mai. Con un po’ di fatica avanziamo continuamente, senza mai fermarci. Grazie alle braccia che ancora non si lamentano, ho le mani fisse sulle corde ed è una gran bella sicurezza.

Tra una battuta e l’altra, un sorriso e una pausa di chiacchiere con chi sta già invece scendendo, ritrovo fiato, ritrovo me stessa. Mi sento viva e, anche se le energie iniziano a mancarmi, è bello essere arrivati fino a questo punto. Sono tutta sudata e con il fiatone. Mi sento più viva che mai.

corda sentiero attrezzato Rifugio al Pisciadù

Sopra le nuvole!

Dopo circa trenta minuti che sembrano molti meno, data la concentrazione che ci sto mettendo, Andrea mi avvisa di fermarmi e di girarmi immediatamente. Siamo usciti dalle nubi! Le abbiamo “bucate” durante la nostra ascesa e il paesaggio dietro di noi è da urlo. Ancora dieci minuti, cosa volete che siano. Dieci minuti un po’ più semplici e siamo al vertice di questo grande canale. La casa del diavolo da sotto, il paradiso da sopra. Fate partire la musica! L’Inno alla Gioia rimbomba dentro il mio cuore.

panorma verso le Dolomiti

Dolomiti verso il Rifugio al Pisciadù

Al Rifugio Cavazza al Pisciadù

Se guardo in giù, non mi capacito di come sia possibile arrivare quassù, visto che soffro l’altezza. Ringrazio la nebbia per aver nascosto il dislivello sotto di me. Ringrazio me stessa per aver vinto la paranoia del brutto tempo. Venire quassù è davvero esperienza incredibile per chiunque voglia sfidare i propri limiti. Anche solo un pochino.

In 5 minuti d’orologio in leggera discesa ci troviamo di fronte al rifugio vero e proprio. Un carinissimo laghetto turchese spicca subito alla sua destra. Siamo al Rifugio Franco Cavazza al Pisciadù, a quota 2.585 metri, di proprietà del CAI di Bologna. Siamo ai piedi della Cima Pisciadù e molti di voi conosceranno anche Cascate del Pisciadù verso la Val Mezdì. Qui tutto si chiama Pisciadù! Tranne la famosa via ferrata, la Brigata Tridentina, una delle più belle vie ferrate dolomitiche. Ma che lasciamo fare ai più sportivi di noi.

Siamo all’interno del Gruppo del Sella, quel maestoso Gruppo di montagne dal profilo imponente e regolare. Proprio a confine con la Val Gardena. Ma siamo anche sull’Alta Via delle Dolomiti n. 2. Sono sopraffatta da queste montagne così vicine. È la stessa sensazione di quando sono arrivata di fronte alla Tre Cime di Lavaredo. Dentro me risuonano ancora le trombe della vittoria.

Sito ufficiale del Rifugio al Pisciadù

Rifugio Cavazza al Pisciadù Alta Badia

Il laghetto del Rifugio al Pisciadù

Un pranzo in compagnia al Rifugio al Pisciadù

Un pranzo in compagnia dei gracchi alpini: neri, curiosi e più affamati di noi, si avvicinano alla ricerca di briciole di pane. Poco dopo decidiamo di entrare dentro, perché il tiepido sole che il Pisciadù ci ha regalato al nostro arrivo, si nasconde dietro grossi nuvoloni.

Dentro il rifugio troviamo un bel tepore e beviamo un tè caldo. È già tempo di ripartire, con il pensiero di riaffrontare il canalone in discesa. Sta pure iniziando a piovigginare e la paura di scivolare è tanta. Un saluto al Pisciadù e al paese di Colfosco dall’alto. Che incredibile esperienza essere arrivati fin quassù.

pranzo al Rifugio al Pisciadù

Vista dall'alto su Colfosco, Alta Badia

E a chi di voi se lo starà domandando, affrontare la montagna in condizioni non favorevoli non è pericoloso, ma serve un buon abbigliamento, un po’ di prudenza e tanta calma. A nostro avviso è il modo migliore per scoprire un nuovo luogo. Fuori e dentro di sé.

Silvia e Andrea

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