Ci svegliamo presto e dalla finestra c’è una cappa di nebbia che avvolge il paese. Che facciamo? Restiamo a letto, oppure ci vestiamo e andiamo a fare un’escursione? L’idea che ci viene in mente è di uscire direttamente dal nostro appartamento, senza prendere l’auto e di avviarci verso le montagne qui vicine. Siamo a due passi dal Sassongher, ma tentare la sua cima oggi, con questo tempaccio, non ne vale certo la pena. È il caso di cambiare leggermente rotta. Forse è meglio andare al Rifugio Puez. Quante domande e quanti dubbi… ma in realtà la risposta è così semplice. Siamo in Alta Badia ed è una valle ancora nuova per noi, dobbiamo solo uscire da casa e andare a scoprirla.

Pini mughi sotto Col Pradat, Alta Badia

Partenza da Colfosco, con la funivia Col Pradat

Per la nostra prima vacanza in Alta Badia abbiamo scelto di soggiornare in appartamento a Colfosco, il primo paese che s’incontra provenendo dalla Val Gardena. Colfosco è vicino al Passo Gardena e a Corvara, una rinomata località turistica incastonata tra le cime dolomitiche dell’Alta Badia. E proprio come per la nostra salita al Pisciadù, ci armiamo di pazienza, qualche vestito caldo e soprattutto una giacca antipioggia, perché non si sa mai.

Usciamo a piedi e questo ci aiuta a svegliarci del tutto. Ma una comodità è anche giusto concedersela, fosse anche solo per motivarci a camminare. Percorriamo la strada tutta in salita, che si restringe sempre più e che conduce al parcheggio della Cabinovia Col Pradat. Io, che non sono particolarmente amante delle cabinovie e funivie in generale, devo dire che questa ovovia è davvero molto carina e soprattutto veloce. In un attimo arriviamo infatti in cima al Col Pradat e se solo ci fosse il sole… si potrebbe avere una super vista sul magnifico Gruppo del Sella.

segnavia Col Pradat

Into the wild… in Alta Badia

Scendiamo a passo veloce dal colle e arriviamo a un bivio: possiamo scegliere di proseguire, tenendo come obiettivo il Rifugio Puez, oppure tentare la cima del mastodontico Sassongher. Siamo avvolti dalle nebbie, con una visibilità molto bassa e tanta, tanta umidità. No, oggi no, ma la prossima volta sì.

Il sentiero è ben battuto e prosegue in piano per circa venti minuti rilassanti in mezzo ai nostri adorati pini mughi. Una presenza costante delle nostre escursioni in Alto Adige. Inizia il bello della giornata, ma anche la salita, la fatica, la tensione, il silenzio. La nebbia attutisce i pochi rumori e rende tutto più sfuocato, restituendo un paesaggio molto particolare.

Si sale e si sale ancora, lasciandoci la valle alle nostre spalle e, sotto di noi, compare una grandissima distesa verde, che non ci aspettavamo assolutamente di trovare. È un grande prato dal verde strabiliante, che comprende il letto prosciugato di un vecchio lago, il Lech de Ciampei. E poi, all’improvviso… loro! Le pecore con gli occhiali sono presenti anche in Alta Badia. Ci guardano incuriosite e perdo il conto di quante siano.

pecore con gli occhiali Alta Badia

La Forcella de Ciampei Somafurcia

Sopra di noi c’è un cielo plumbeo, di quelli che ti fanno venire voglia di una doccia calda, di coperta e divano e un po’ di sano ozio. Ma noi puntiamo dritti al Sass Ciampei e alla sua forcella. Il verde contrasta così tanto con i colori freddi tipici delle Dolomiti ed è un gioco di nuvole basse e nebbie che si dissolvono spostandosi altrove. Seguiamo fedelmente i segni bianchi e rossi del sentiero, che non ci abbandonano mai e che ci guidano lungo la Vallunga. Dalla forcella è possibile raggiungere anche la Forcella de Crespeina, oppure ambire al Sass Ciampac. ma oggi io voglio soltanto arrivare a un rifugio.

Riprendo fiato e scambio due parole veloci con le poche persone che hanno raggiunto la forcella, non ci fermiamo a lungo. Siamo sicuri che non andrà a piovere, ma forse è meglio rimettersi in marcia. Svoltiamo allora a destra e ritorniamo a salire, su un sentiero divertente e mai difficile. Un sentiero a zig zag che sale su comodi gradini di legno all’interno di un canalone.

Segnavia alla Forcella Ciampei

salita su gradoni verso il Rifugio Puez

Fly me to the moon? Verso il Rifugio Puez

Siamo atterrati sulla Luna! Siamo circondati da rocce chiare, alcune delle quali hanno striature color rosso-violacee. Stiamo camminando di nuovo all’interno del Parco Puez-Odle, ed esattamente sull’Altopiano del Puez, dove il verde estivo riveste gran parte di queste rocce lunari. O forse pezzi di Luna si sono staccati e sono arrivati fin qui, chi lo sa.

Sappiamo solo che il rifugio dista ormai a una trentina di minuti da qui. E uno sprazzo improvviso di luce fa intuire che il cielo potrebbe cambiare da un momento all’altro. Si cammina quasi in piano ora e riprendo a chiacchierare con Andrea tra i grossi massi bianchi e queste vette altissime. Sì, io la Luna me la immagino così.

paesaggio lunare verso Rifugio Puez

Arriva il sole al Rifugio Puez

Abbiamo ragione, le nebbie si diradano e in lontananza vediamo sventolare le bandiere del rifugio. La luce spalanca la vista su un panorama che spazia in lungo e in largo. Mi accorgo di essere un po’ provata e non sopporto le sferzate di vento che stanno spazzando via i nuvoloni grigi. Ma sono pronta per godermi una meravigliosa vista a 360 gradi. Scopriamo che le bandiere del Rifugio Puez non sono collocate accanto al rifugio e per raggiungerlo tocca addentrarsi verso destra e, finalmente, in leggera discesa. Ed è come entrare in un grande anfiteatro naturale.

arrivo al Rifugio Puez, Alta Badia

Il Rifugio Puez e le cime… vulcaniche

Eccolo qui il rifugio, ai piedi del Piz de Puez. Anzi, i due rifugi Puez, il primo, quello originario, fu fondato nel lontano 1889 ed è proprietà della Sezione CAI di Bolzano. Il secondo è l’attuale rifugio e sorge poco distante dal 1982. Molto bella la terrazza esterna, che invita a sedersi e ammirare le imponenti montagne silenziose, ma il vento freddo ci spinge a entrare all’interno.

Dentro troviamo un grande salone, dove è troppo presto per pranzare, ma dove è piacevole riscaldarsi e stare in compagnia. Ordino un tè alla menta e una fetta di strudel ed è buonissima. Fuori, nel mentre, va in scena il sole. Quello caldo d’estate, quello che illumina tutte le cime. Impossibile non sedersi all’esterno, indossare gli occhiali da sole e fotografare tutto con i miei occhi. Andrea decide di salire più in alto e fotografare il tetto del rifugio e il Munt de Puez: una montagna che ci ricorda uno dei tanti vulcani spenti che abbiamo visto a Lanzarote. Forse un paesaggio “aspro”, ma sicuramente molto affascinante.

Rifugio Puez dall'alto, Munt de Puez

Piz de Puez

Alta Badia dall'alto del Rifugio Puez

Il ritorno a Colfosco

Ripercorrere il sentiero a ritroso scendendo a Colfosco fa apparire il paesaggio del tutto nuovo. Complice il meteo ormai dalla nostra parte, torniamo a vivere l’estate tra queste grosse montagne. Ho come una vertigine bellissima e mi diverto ad intraprendere la discesa, perché la fatica è poca e la soddisfazione è tanta.

Finalmente possiamo riempirci gli occhi di meraviglia e iniziamo a indovinare il nome delle vette che affiorano man mano. L’Alta Badia, la Val Gardena, il bellissimo Gruppo Puez-Odle… ancora una volta i confini non esistono, esistono solo luoghi che entrano nel cuore.

discesa a Colfosco

spettacolo lunare scendendo dal Rifugio Puez

Sito ufficiale del Rifugio Puez, Alta Badia

Alla prossima avventura!

Silvia e Andrea

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